Turismo enogastronomico e biodiversità: potenzialità per le aree interne

Senza titoloLa tutela della biodiversità e della agribiodiversità può rappresentare uno strumento per differenziare il patrimonio ambientale locale, anche in direzione della (ri)scoperta di colture autoctone e di economie di piccola scala, particolarmente inclini ad evidenziare l’idea di terroir. Il turismo enogastronomico, a sua volta, può risultare arricchito da esperienze di interpretazione del territorio di questo tipo, perché particolarmente inclini ad esaltarne le specificità. La conservazione di questi patrimoni e la loro valorizzazione in chiave turistica si impongono come processi che, in virtù della loro interazione, riescono ad attivare il “capitale rurale” in direzione di un presidio più stabile delle nostre aree interne. Questi i temi trattati nell’ambito dell’ultimo incontro in programma per il ciclo di seminari dedicato a “Turismo enogastronomico e sviluppo rurale” (#TESR) che si è tenuto presso la Facoltà di Bioscienze della Università di Teramo nel mese di marzo 2015.

Scarica QUI la presentazione  

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Workshop “LaboratorioLaturo”: una sintesi

10686865_1055198834506207_2498531216412507823_n “LABORATORIO LATURO”  16 GENNAIO (FACOLTA’ DI BIOSCIENZE E TECNOLOGIE AGROALIMENTARI E AMBIENTALI – UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI TERAMO)

Il primo incontro-dibattito di condivisione pubblica del progetto di recupero di Laturo ha rappresentato un momento di importante e partecipato confronto. Dopo la presentazione (vedi allegato) di Federico Panchetti e Michele Luconi – presidente e vice-presidente dell’associazione Amici di Laturo – il testimone è passato di mano in mano tra i diversi appassionati, studiosi, professionisti che hanno preso parte all’iniziativa, presentando i loro diversi punti di vista. L’eterogeneità di approccio è stata forse la vera arma vincente del dibattito. In questo post si tenta di riannodare le fila, con una breve sinossi di ogni intervento.

 Emilio Chiodo – Economista agrario, Università di Teramo (echiodo@unite.it)

Per proseguire in modo sistematico nel recupero del borgo occorre affrontare gli aspetti giuridici e di fattibilità economica della proprietà / ristrutturazione degli immobili e della gestione. Per la proprietà: regolamento edilizio stringente, creazione di una società immobiliare (anche come multiproprietà) per la raccolta di fondi e di un consorzio di proprietari (condominio allargato) per l’urbanizzazione e la gestione degli spazi comuni. La gestione de borgo deve essere unitaria e può essere affidata a una “cooperativa di comunità”, che offre servizi ai soci “utenti” (i proprietari) cui la cooperativa fornisce i servizi di ristrutturazione e manutenzione degli immobili e gestione dei servizi comuni, e servizi turistici (rifugio, gestione delle case recuperate) integrati con altre attività economiche (servizi ambientali, attività agricole). Vedi presentazione allegata.

 

Rita Salvatore – Sociologa dell’ambiente e del territorio, Università di Teramo (rsalvatore@unite.it ritasalvatore00@gmail.com)

Si può parlare di finalità turistica del progetto solo se con questa si intende la volontà di fruire di un luogo per ricostruirne socialmente il senso d’essere. Importanza del network tra gli attori (istituzioni, eredi, amministratori locali, volontari, associazioni ambientaliste e culturali) motivati a partecipare sulla base di una idea condivisa di appartenenza al luogo. Fruitore potrebbe essere il “volontario turista”: non semplice sightseer ma co-costruttore della rinascita di Laturo, il cui recupero che non è un ritorno al passato ma la elaborazione di uno spazio di innovazione, di un laboratorio di creatività.

 

Raffaele di Marcello – Ordine degli architetti Provincia di Teramo (raffaeledimarcello@virgilio.it)

La provincia di Teramo ha elaborato già alcuni anni fa un progetto di area vasta per i borghi della Laga. Può fornire supporto ai comuni, insieme agli ordini professionali, per la realizzazione di una regolamentazione edilizia di dettaglio e piani particolareggiati (dai piani regolatori ai piani di dettaglio), che prevedano anche una diversa distribuzione e una differenziazione dei servizi in un’ottica di sistema montano.

Alfonso Calzolaio – Servizio tecnico del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga (alfonsocalzolaio@gransassolagapark.it)

Il Parco ha da sempre appoggiato i piani di recupero dei suoi borghi, con un sistema di regolamentazione e rispetto delle architetture locali che in qualche modo vincolasse al rispetto degli stili originari. Si dichiara disponibile anche, come ha già fatto in passato, ad appoggiare piccoli interventi in grado di agevolare il rispetto delle misure e delle indicazioni di ordine paesaggistico. Importanza della condivisione dei piani, anche nel rispetto dei principi legati alla zonizzazione.

Fabio Vallarola – Architetto, Direttore AMP Torre Cerrano (fabiovallarola@gmail.com)

Importanza di un’azione collettiva e coordinata nella ristrutturazione per salvaguardare le caratteristiche del borgo. Creare, attraverso l’azione degli enti, una “green belt” che impedisca che modifiche all’esterno del borgo possano deturparne le caratteristiche ambientali e paesaggistiche. Si tratta di una architettura che forse erroneamente è stata definita minore. Migliore sarebbe la definizione anglosassone di “architettura vernacolare” che mira al riconoscimento delle peculiarità territoriali. Importante è che la fase di intervento venga preceduta da una fase di monitoraggio/ censimento attento degli abitati. Il recupero del luogo può essere realizzato nel rispetto delle architetture solo se c’è un forte gruppo di coordinamento delle proprietà.

Antonio Stroveglia – Tour Operator WolftourPresentazione_AmicidiLaturo (antonio.stroveglia@gmail.com)

Esiste una domanda crescente di turismo attento alla sostenibilità e che cerca esperienze come quella che Laturo può offrire. Esistono finanziamenti per il settore turistico (LR 17/2004) e per lo start-up di impresa che potrebbero dare ossigeno al progetto di recupero. Il percorso si inserisce pienamente nell’idea che sta prendendo forma intorno al disegno del primo Distretto turistico montano d’Italia, nell’area del Gran Sasso. Occorre considerare e rispettare i vincoli normativi per la realizzazione delle strutture ricettive.

Federico Roggero – Giurista, Università di Teramo (froggero@unite.it)

Importanza delle terre civiche e delle risorse legate alle amministrazioni degli usi civici, che possono avere delle gestioni economicamente produttive. Si dovrebbe mirare a relaizzare una rete con tutti gli enti che nel territorio gestiscono gli usi civici.

 

Morena Ciapanna – Lega delle Cooperative (morenaciapo@libero.it)

Uno strumento adeguato per portare avanti il porgetto di recupro di Laturo potrebbe essere quello delle cooperative di comunità. Esistono importanti esempi di Cooperative di comunità (Melpignano in Puglia; I briganti del Cerreto nell’appennino emiliano). Esiste solo una legge regionale in Puglia. L’Abruzzo ha una proposta di legge, che va seguita perché il modello possa adattarsi anche a piccole realtà montane come quella di Laturo.

 

Eugenio Iannetti – Architetto (eugenio.iannetti@gmail.com)

Laturo, diversamente da quanto può sembrare, è al centro del sistema dei borghi della Laga, collegati tra loro da una fitta rete di sentieri e mulattiere che possono essere recuperate e riutilizzate per creare un sistema, a servizio dell’escursionismo in tutte le sue forme. L’accessibilità può essere studiata anche per soggetti differentemente abili.

 

Dario D’Alessandro – Avvocato, promotore EVA Pescomaggiore (AQ) (evapescomaggioremisa@gmail.com)

Le proprietà collettive di uso civico possono costituire un importante strumento per avviare processi di rigenerazione urbana. Le associazioni che gestiscono i progetti possono configurarsi come associazioni di promozione sociale. Importanza della realizzazione di campagne di promozione, anche attraverso agenzie di comunicazione etica. Importanza della residenza per far valere i propri diritti di uso civico, anche a tutela del paesaggio. Si potrebbe aspirare anche ad una confederazione di sottoscriventi, ai quali venga riconosciuto un diritto di partecipazione.

Roberta Pomanti – Pro Loco di Torricella Sicura (robertapomanti@libero.it)

L’interessante esperienza di riapertura del Rifugio del Pastore nel borgo abbandonato di Valle Piola viene portata avanti da un’attività volontaristica, senza scopo di lucro, condotta a livello familiare. Sosteneteci cliccando “mi piace” sulla pagina Facebook di Valle Piola.

Renato Cocci Grifoni – Stupire srl (info@stupire.net)

Riscoprire la più antica fonte di energia, il legno, attraverso un piccolo impianto ad alta efficienza può essere il modo migliore per dare calore ed energia al borgo utilizzando le risorse del luogo (il bosco) in modo efficiente e sostenibile, con costi contenuti.

Pasquale Iannetti – Guida alpina (pasquale.iannetti@gmail.com)

Laturo si può recuperare se si coinvolgono le associazioni, riutilizzando allo stesso tempo anche le numerose case sparse presenti nella zona che possono diventare dei nodi di una rete territoriale di grande valore. In questo modo Laturo, Settecerri e San Vito potrebbero diventare una sorta di “triangolo della tranquillità”, dove si va con lo stesso approccio del vivere in famiglia. Ci si soggiorna partecipando alla vita del villaggio, con le attività e anche le incombenze che questo comporta.

Sandro Sonsini – Università D’Annunzio (Talenti e territori)

Lo spirito con cui si sta portando avanti il progetto di Laturo è proprio quello del talento che si mette in opera sul territorio, scoprendone il senso più autentico. Andare alla ricerca di questo tipo di iniziative è stato sempre lo scopo del programma “Talenti e territori”, che oggi aggiunge alla sua mappa un altro punto, quello di Laturo.

Giusi Giovannini – Consigliere Comune di Valle Castellana

Il recupero del borgo, da amministratrice, può essere un vero laboratorio se aiuta la crescita dell’intero territorio comunale, formando le maestranze locali, specialmente i giovani che oggi faticano a trovare lavoro, e poi offrendo opportunità di occupazione.

Marco Sborgia – (…)

La bioedilizia, con la filiera della canapa da fibra, possono essere utili strumenti per il recupero del borgo, fornendo al contempo anche una possibilità di occupazione e di imprenditorialità sostenibile e “locally based”.

Paolo Pigliacelli – Federparchi (paolo.pigliacelli@parks.it)

Due importanti riflessioni a mo’ di conclusione del convegno: in giro per l’Europa ci sono molte iniziative di recupero di borghi abbandonati, alcune falliscono ma altre sono di successo. È quindi opportuno saper guardare cosa stanno facendo gli altri e soprattutto cosa hanno fatto quelli che sono più avanti. Una costante delle iniziative di successo è che il recupero del borgo è associato ad una attività imprenditoriale, alla costruzione di una “piccola economia”, spesso di tipo produttivo, che crei le condizioni perché nel borgo si possa lavorare, vivere e poi attivare anche un sistema di accoglienza turistica.

L’incontro (terminato solo al sopraggiungere dell’usciere che annunciava la chiusura dello stabile) si è configurato solo come una prima occasione di confronto, alla quale seguiranno tavoli più ristretti ed operativi, magari da organizzare in loco. Qualcuno ha già lanciato l’idea di creare, proprio a Laturo, un centro di documentazione sulle aree montane! Quindi… a presto!

Presentazione_AmicidiLaturo

Chiodo_Fattibilita economica

#LaboratorioLaturo

CLaturo_ultimafrontieraOMUNICATO STAMPA

“Un’associazione, un’idea di recupero e di vita alternativa. Una fuga per il fine settimana oppure un ritorno alle origini, dove la cultura montana prevale e vince sulla monotona e fallimentare vita consumistica moderna” (dal sito borgodilaturo.it)

 

Venerdì 16 gennaio alle ore 16.00 Presso la Facoltà di Bioscienze e Tecnologie Agro-Alimentari e Ambientali dell’Università di Teramo, a Mosciano Sant’Angelo, si terrà il workshop Laboratorio Laturo. L’incontro ha gli obiettivi di sviluppare il progetto di recupero del borgo di Laturo (situato nel comune di Valle Castellana (TE), nel Parco Nazionale del Gran Sasso Monti della Laga) come modello di rivitalizzazione delle aree interne e, congiuntamente, di riflettere sulle strategie di rifunzionalizzazione del patrimonio architettonico rurale e montano abbandonato o in via di abbandono.

L’incontro è promosso dall’Associazione Amici di Laturo, in collaborazione con l’Università degli Studi di Teramo (Master in Gestione dello sviluppo locale nei parchi e nelle aree naturali – “Master Geslopan”) e con l’intervento di organizzazioni ed esperti, che vogliono portare il proprio contributo di idee ed esperienze. Vi parteciperanno Alfonso Calzolaio (Parco Gran Sasso Laga), Raffaele di Marcello e Giustino Vallese (Ordine degli architetti Provincia di Teramo), Emilio Chiodo, Federico Ruggero, Rita Salvatore (Università di Teramo), Fabio Vallarola (Architetto e direttore AMP Torre del Cerrano), Fernando Di Fabrizio (Presidente di Legacoop Abruzzo e della cooperativa Cogecstre di Penne) Eugenio Iannetti (Architetto), Francesca Aloisio (Legambiente).

L’incontro vedrà la partecipazione anche di esperti della montagna (come Pasquale Iannetti, guida alpina, che con le sue attività ha posto per primo l’attenzione su Laturo), dei gruppi che stanno portando avanti analoghe iniziative di recupero dei borghi abruzzesi, come Valle Piola nel teramano e Pescomaggiore nell’aquilano, dei professionisti e degli amministratori dei comuni della Laga.

L’Associazione Amici di Laturo sta lavorando da oltre tre anni con proprie risorse ed investimenti per il recupero del borgo, con un progetto articolato, che vuole coniugare il ritorno alle origini della cultura della montagna con la creazione delle condizioni sociali ed economiche per la sopravvivenza del borgo stesso.

Laturo è infatti un borgo ancora intatto dal punto di vista paesaggistico ed architettonico, che ha conservato le caratteristiche di quando, negli anni Sessanta del secolo scorso, è stato abbandonato. Non è raggiunto dalla strada carrozzabile ma solo da sentieri e mulattiere, e già questo rende l’idea di come qui l’orologio si sia fermato il giorno in cui l’ultima famiglia ha deciso di lasciare. «Ora – sostiene il prof. Emilio Chiodo, tra i promotori dell’evento – si intende muovere in avanti queste lancette di cinquant’anni, “saltando” i danni che un fallimentare sviluppo delle aree montane ha provocato ma anche – più in generale – lasciando fuori tutti gli elementi che rendono la vita attuale così insostenibile dal punto di vista ambientale e sociale (automobili e inquinamento, inutili comodità e consumo di risorse, stress da performance e risultati), per la ricerca di un diverso contatto con la natura e con il mondo.

Il workshop, ha un obiettivo principalmente di discussione “tecnica” e si propone di affrontare da un lato temi di ordine più generale, dall’altro aspetti più concreti, relativi alle scelte da compiere per realizzare il progetto, e alle problematiche / opportunità legate al recupero. Allo stato attuale, infatti, la passione di qualche volontario non basta più. Vanno risolte le problematiche connesse agli aspetti giuridici, economici e architettonici del recupero (carta dei valori, piano di dettaglio, regolamento edilizio, dotazioni infrastrutturali); vanno valutati gli aspetti organizzativi e gestionali di potenziali strutture ricettive turistiche e considerate le possibilità di utilizzo delle energie rinnovabili; non in ultimo bisognerebbe anche pensare al coinvolgimento della società civile (campi di volontariato, scoutismo, associazioni, reti a livello nazionale o internazionale). Attraverso un confronto aperto speriamo di iniziare ad affrontare in modo più sistematico tali questioni, importanti non solo per il futuro di Laturo ma anche per un più ampio ragionamento sulla salvaguardia dei ricchi patrimoni presenti in ambito montano».

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